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GUIDA ALLO STUDIO PER FISIOTERAPISTI (Domande e Risposte)

ISBN/EAN
SEU463000
Editore
SEU Società Editrice Universo
Formato
Brossura
Anno
1997
Pagine
750
29,75 €
35,00 €
Test, Quiz, Quesiti L’esperienza di lavoro con le scuole per terapisti ci ha convinto di come uno degli ostacoli principali che i giovani allievi incontrano nella loro preparazione nasca dalla difficoltà di mettere ordine nel gran numero di nozioni che viene loro impartito e che pure, in gran parte, sarà loro indispensabile per un corretto esercizio della professione. La difficoltà è poi notevolmente accentuata dalla presenza, soprattutto in Italia, di numerose scuole di pensiero diverse, che si basano su premesse teoriche a volte molto differenti e spesso in netta contraddizione tra di loro, da cui vengono fatti discendere atteggiamenti pratici applicativi anch’essi molto differenti. Di qui la ricerca affannosa di testi a cui fare riferimento. L’editoria italiana in questo campo ha svolto negli ultimi decenni senz’altro un’opera meritoria, con la pubblicazione di libri originali e di traduzioni più o meno fedeli di numerosissimi volumi. Allo stesso modo è oggi reperibile un numero considerevole di testate di giornali e riviste dedicate alla riabilitazione medica; solo quelle italiane sono più di una ventina. Ma quasi tutti i testi che prendono in considerazione i molti aspetti di una disciplina così sfaccettata, come è appunto la riabilitazione medica, sono dedicati alla classe medica: possono essere ricchi di informazioni su eziologie, patogenesi, in qualche caso su protocolli diagnostici e nei casi più fortunati anche di valutazione riabilitativa: ma raramente vi sono approfondite indicazioni e modalità di intervento di quelle tecniche riabilitative che dovrebbero essere il pane quotidiano del terapista. Anche per le sollecitazioni che ci sono venute dagli allievi e dai giovani terapisti che si sono trovati in difficoltà nei primi tempi della loro professione, abbiamo pensato che fosse utile riunire in un volume delle linee guida per lo studio, e soprattutto una metodologia di approccio ai problemi che il terapista deve affrontare, che avesse una sua logica e, nei limiti del possibile, una sua completezza. Come era facilmente immaginabile, ci siamo trovati di fronte a un mare di difficoltà e di problemi e alla necessità di compiere un buon numero di scelte. Prima di tutto la necessaria limitazione del campo di argomenti trattati. La riabilitazione, che ha per referente l’individuo e non le malattie, praticamente ricopre tutte le patologie. È stato necessario fare una prima scelta: sono stati sacrificati argomenti pur importanti come le patologie respiratorie e cardiovascolari, la fisioterapia strumentale, l’idroterapia, la terapia occupazionale, la psicomotricità (i cui rapporti con la medicina riabilitativa, così come la sua esatta definizione, sono ancora d’altronde discussi e discutibili). Abbiamo scelto di non approfondire argomenti importantissimi ma molto complessi quali i presupposti biomeccanici e neurofisiologici delle tecniche utilizzate in riabilitazione. Abbiamo lasciato più spazio a problematiche che interferiscono con il trattamento rieducativo (quali i disturbi neuropsicologici e psicologici) in genere affrontate in modo non sufficientemente organizzato per allievi terapisti. Ad evitare facili confusioni abbiamo poi scelto di utilizzare una terminologia coerente e costante. Un aiuto importante per la chiarezza terminologica ci è venuto dalla chiarificazione, proposta dall’OMS e oramai accettata quasi unanimemente, a proposito della distinzione tra gli eventi morbosi (diseases), le loro manifestazioni anatomiche o funzionali (impairments), le disabilità funzionali (disabilities) e gli svantaggi esistenziali (handicaps). Abbiamo preferibilmente utilizzato per impairment, che non ha un esatto equivalente in italiano, il termine segno (appunto la manifestazione percepibile della malattia, uno degli oggetti dell’intervento riabilitativo) e abbiamo conservato il termine handicap, oramai usato correntemente in tutto il mondo. Tra le prime risposte della guida sono state inserite le corrette definizioni di questi termini. Per quanto riguarda i segni, abbiamo considerato primari quelli che derivano direttamente dalle lesioni prodotte dall’evento morboso, e secondari quelli che il paziente presenta in conseguenza, ma non per colpa esclusiva, di quelle lesioni. In particolare ci siamo occupati delle conseguenze iatrogene, soprattutto per omissione, nel rispetto della fondamentale funzione di prevenzione terziaria che caratterizza gli interventi riabilitativi. Occorre precisare che si sono intesi come segni primari o secondari quelli riconducibili all’operatività specifica del terapista, appartenenti cioè alla sfera sensitivomotoria. Per disturbi associati si sono considerati invece i segni e le disabilità derivate dalla lesione ma non strettamente attinenti alla motricità (es. disturbi visivi) che però interferiscono con il trattamento riabilitativo. La distinzione operata dal gruppo dell’OMS ci è stata utile anche per la corretta utilizzazione di alcuni termini sui quali esiste ancora una diffusa confusione, non priva di conseguenze negative sul piano operativo. Così per noi riabilitazione è tutto ciò che concerne la lotta contro l’handicap, con le sue componenti sociali. Riabilitazione medica è l’intervento di prevenzione, contenimento o eliminazione della disabilità, che coinvolge tutti gli operatori sanitari. La medicina riabilitativa è invece “ilbraccio armato” della riabilitazione medica, cioè l’insieme delle tecniche (ma anche degli operatori e degli strumenti) usate nella lotta contro la disabilità. La rieducazione (motoria, sensitiva, respiratoria) è invece l’intervento specifico utilizzato per correggere, nei limiti del possibile, il danno portato dall’evento morboso: agisce sul segno, ma anche sulla disabilità. Si integra con la ricerca di compensi esterni (protesi, ortesi, ausili) di pertinenza dell’intervento riabilitativo più ampio. Per quanto riguarda la struttura della guida, ci è sembrato che la formula più adatta fosse quella delle domande e risposte. Per rendere più difficile l’espediente, frequente nel caso di un manuale a domande e risposte, che consiste nel leggere la risposta prima di aver tentato di rispondere alla domanda, e a volte ancor prima di avere letto la domanda, ci è sembrato utile la soluzione dei due volumi, uno dei quali contiene ciò che il lettore ha il diritto di sapere prima di tentare la risposta, come la bibliografia di riferimento, e in più quegli items, evidenziati nel testo, che non richiedono una risposta verbale: riconoscimento di immagini e proposte di esercitazioni. Non sempre i lavori citati contengono la risposta richiesta. Si tratta di “letture consigliate” agli studenti, che abbiamo ritenuto particolarmente utili e che confermano alcune delle scelte che, necessariamente, sono state operate nell’interpretazione di alcuni fatti e nelle proposte terapeutiche. Il numero di libri e di lavori citati è molto ridotto, per evitare che lo studente si perda in un numero troppo vasto di dati e di fatti, non sempre tutti e del tutto indispensabili, e perché è giusto e opportuno che lo studente, con l’aiuto della sua scuola (della quale la proposta di letture adatte è uno dei compiti fondamentali) trovi da sé gli argomenti a favore o anche contro le soluzioni di volta in volta proposte. Una volta accettate queste linee di fondo, non abbiamo certo esaurito le nostre difficoltà. Come abbiamo detto, molto spesso troppe e troppo diverse, e talora contrastanti, sono state le suggestioni che ci derivavano dalle nostre letture e dalle nostre esperienze: mentre comunque gli alunni hanno bisogno, se non di certezze, comunque di qualcosa di definito su cui lavorare. Per molti argomenti, al contrario, non ci sono ancora linee guida in qualche modo affermate cui ricorrere. Siamo pertanto coscienti che il nostro lavoro, che ci auguriamo possa essere davvero utile agli studenti fisioterapisti e, perché no, anche a qualche terapista già diplomato che potrebbe confrontare con la sua esperienza la validità delle soluzioni da noi proposte, non è scevro di lacune, incertezze ed anche errori. Saremo molto grati a quei lettori che ce li vorranno segnalare. Anche rilevare un errore o un’incompletezza in uno scritto, e motivarne la correzione, è un esercizio assai utile ai fini di una preparazione che possa consentire un ingresso il più possibile sereno in una professione complessa ma potenzialmente stimolante dal punto di vista umano e intellettuale, come può testimoniare chi già la esercita.

Maggiori Informazioni

Autore Tasca Antonella; Marmo Raffaella; Tarditi Giuliano; Truscello Mari Pia
Editore SEU Società Editrice Universo
Anno 1997
Lingua Italiano